Problemi degli Etruschi di confine: a proposito di una nuova iscrizione pisana

Marisa Bonamici

pp. 205-217, Fig. 1, Tavv. 2

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Abstract

Nella chiesetta settecentesca di S. Giovanni ad Arena, piccola frazione rurale ubicata nella campagna pisana a circa 6 km a nord del centro urbano, sulla sponda sinistra del fiume Serchio, si trova, infisso nel pavimento come sostegno di una acquasantiera, un cippo a clava di marmo bianco, probabilmente apuano. Pur non essendo possibile recuperare alcun dato d’archivio in merito al rinvenimento e al reimpiego del cippo, quanto sappiamo dai viaggiatori settecenteschi della zona come il Targioni Tozzetti e i suoi epigoni circa le consuetudini vigenti all’epoca ci autorizza a postulare che i due fatti abbiano potuto verificarsi nel momento in cui fu costruita la chiesa e cioè nella seconda metà del XVIII secolo e che in ogni caso il luogo di provenienza del monumento possa circoscriversi entro le immediate vicinanze. Un’operazione di questo tipo, a noi nota oltre che da viaggiatori anche da documenti d’archivio, fu compiuta ad es. in occasione dell’ampliamento della chiesa parrocchiale di Terricciola, a mezza strada tra Pisa e Volterra, quando si rinvenne, e subito si murò nella facciata della canonica, l’urna volterrana che ancora adesso vi si trova
Il monumento, attualmente privo dell’umbone conico per la posa dell’acquasantiera, appartiene ad una classe di segnacoli funerari di marmo che risultano capillarmente diffusi nell’estrema fascia dell’Etruria settentrionale, incentrata sulle valli dell’Arno e dei suoi affluenti, con punte estreme in Versilia e a Populonia e la cui produzione, nell’ambito di un più vasto e rilevante fenomeno artigianale di lavorazione del marmo apuano, ho potuto recentemente ricondurre a Pisa stessa, ipotesi che risulta adesso convalidata da numerosi rinvenimenti nell’area delle antiche necropoli urbane e periurbane. […]

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