Le char de Ca’ Morta et les échanges entre la Culture de Golasecca et le secteur nord-alpin du 8e au 5e siècle av. J.-C.

Bruno Chaume

pp. 73-120

DOI: 10.26406/STETR_83/04

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Abstract

Il carro della necropoli della Ca’ Morta (Como), su cui abbiamo recentemente pubblicato un nuovo studio, è un indicatore sociale di primaria importanza. Si tratta, molto probabilmente, di un carro hallstattiano del tipo con cassa rialzata, come quello della tomba principesca di Vix. La sua presenza alla Ca’ Morta stupisce, e mette in luce l’importanza degli scambi tra élites da una parte e l’altra delle Alpi. Il caso non è isolato: a partire dalla fase iniziale dell’Ha C si osserva che la cultura di Hallstatt influenza le zone golasecchiana o nord-italica, come avviene anche senza dubbio reciprocamente, grazie alla circolazione di beni di prestigio. Recenti scoperte, relative a tombe di pregio, come quelle della fase Ha C di Como, località Tre Camini (San Fermo della Battaglia) e di Aosta testimoniano la diffusione di questi scambi tra i ceti aristocratici. Il fenomeno è sufficientemente diffuso perché non si possa considerarlo un episodio marginale.
Si relegano spesso i Golasecchiani in un ruolo di semplici controllori dei traffici transalpini e dei passi, posizione da cui avrebbero tratto profitto. Lungi dal limitarsi a questo compito, essi hanno anche cercato di ‘commerciare’ per proprio conto producendo ed esportando i loro prodotti metallurgici. A Bragny-sur-Saône, alla confluenza del Doubs e della Saône, se la metallurgia del ferro è ben attestata, la lavorazione dei vasi in bronzo, cosa inedita, lo è ugualmente. Noi non conosciamo, salvo nostri errori, impianti metallurgici di epoca hallstattiana o dell’inizio del periodo La Tène a nord-ovest delle Alpi, nei quali sia sorta una manifattura di recipienti in bronzo di origine autoctona; Bragny-sur-Saône fa dunque eccezione: noi postuliamo che questa produzione locale abbia avuto origine da artigiani transalpini, il che suggerisce la possibilità che essi siano stati fisicamente presenti.
Per i traffici di vasellame in bronzo, l’interesse strategico che i Golasecchiani avevano, nel corso del V
secolo a.C., ad avvicinarsi alle zone di distribuzione – la Champagne e l’area della Cultura di Hunsrück Eifel per esempio –, era molto reale dato che esse occupavano il secondo cerchio nel modello di economia mondiale, quello che Braudel chiamava dei “brillanti secondi”.

The wagon from the cemetery of Ca’ Morta (Como), subject of a recent study by the author, is a social marker of the highest order. It is most probably a Hallstatt wagon of raised box type similar to the one found in the Vix princely burial. Its presence at Ca’ Morta is unusual and emphasizes the scope of trade between elites on either side of the Alps. This is not an isolated case: Hallstatt cultural elements infiltrate the Golasecca and northern Italian sphere from the beginning of the Hallstatt C, and no doubt this was reciprocal, notably through exchanges of prestige goods. Recent discoveries of remarkable burials, such as the Hallstatt C burials of Como at Tre Camini (San Fermo della Battaglia) and of Aosta, attest to the establishment of trading
relations between aristocratic milieus. The phenomenon is significant enough not to be a marginal episode. The people of the Golasecca culture have often been portrayed as simply go-betweens or controllers of Alpine passes – a position they supposedly turned to their advantage. But, far from limiting themselves to such a role, they sought to trade on their own account by producing and exporting their own bronze brassware. Bragny-sur-Saône, at the confluence of the rivers Doubs and Saône, is well-known for its ironworking and for its unprecedented production of bronze vessels. As far as we know, there is no Hallstatt or Early La Tène settlement north-west of the Alps with an indigenous production of bronze tableware. Bragny-sur-Saône is something of an exception. We surmise that this local production was the work of transalpine craftspeople, suggesting they may have been physically present.
In terms of the trade in bronze vessels, the strategic opportunities, during the fifth century BC, for the Golasecca culture people to forge closer links with the regions for which this tableware was destined – e.g. the Champagne area and the area of the Hunsrück Eifel culture – were quite real, given that they were positioned in the second ring in a world-system economy, which Braudel described as “the runner-up zone”.