Cacu, Fauno e i venti

Licia Luschi

pp. 105-117, Tavv. 4

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Abstract

Fin troppo noto potrebbe sembrare lo specchio bronzeo con la raffigurazione di un episodio della leggenda di Cacu, ma credo sia possibile ancora indagare su un aspetto, che sembra sfuggito alla grande massa di studiosi che, in maniera più o meno approfondita, ne hanno trattato.
Lo specchio, rinvenuto presso Bolsena e ora al British Museum, mostra una scena che si svolge, come raramente avviene sugli specchi etruschi, in un ambiente naturale ben preciso: un bosco tra i monti con rocce in primo piano. Al centro della scena è seduto Cacu, un giovane dall’aspetto apollineo, che, avvolto in un mantello che gli lascia scoperto il torso, tiene in mano una lira, con la quale accompagna il suo canto; seduto ai suoi piedi, il fanciullo Artile tiene fra le mani un dittico aperto; ai lati, in agguato dietro due alberi, i fratelli Avle e Caile Vipinas, armati, aspettano il momento opportuno per assalire i primi due personaggi; infine, in alto, seminascosto dietro il pendio roccioso, si nota un essere dall’aspetto vagamente satiresco, di cui sono visibili solo la testa e le mani. […]

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