Contributo alla ricostruzione del popolamento dell'ager caletranus in età arcaica. La necropoli di S. Donato di Orbetello

Maurizio Michelucci

pp. 11-52, Figg. 18, Tavv. 6

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Abstract

Nel territorio che si estende fra la stretta pianura litoranea delimitata dalle foci del torrente Osa e del fiume Albegna e le colline di Magliano in Toscana, costituenti l’estremo contrafforte sud-ovest dei massiccio dell’Amiata, il paesaggio è caratterizzato da una serie di rilievi dolci ed ondulati generalmente disposti su linee parallele NE-SW degradanti verso la costa, sino a fondersi con la pianura litoranea di origine alluvionale, originata da corsi d’acqua a regime torrentizio. Sino al secondo dopoguerra proprio l’impaludamento causato dalla insufficiente pendenza dei corsi d’acqua in prossimità della foce aveva dato origine nella zona ad un’endemica infezione malarica, anche se la fertilità del suolo e la naturale vocazione cerealicola dell’orografia avevano condotto – a partire almeno dalla prima metà del secolo scorso – all’intensivo sfruttamento agricolo dei suoli. Questa stessa vocazione agricola, unitamente alla possibilità di usufruire degli approdi marittimi costituiti da Talamone e dalla foce dell’Albegna ed alla facilità di comunicazioni e scambi con l’interno lungo la valle dello stesso fiume, deve esser stata alla base del sorgere di una serie di «pagi» rurali oggi unicamente testimoniati dalla presenza di piccole necropoli sparse ed abbandonati, forse in modo pianificato, in esito al progressivo e sempre più intenso sviluppo del grande centro urbano di Doganella, a partire dall’inizio del VI sec. a.C. […]